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Inflazione a +8% nel 2022, a rischio 41,3 miliardi di euro di PIL e 26,1 miliardi di consumi. La presidente Patrizia De Luise: “Dopo due anni terribili, imprese di nuovo in emergenza. Servono interventi” 

 

A due anni dall’inizio della crisi innescata dal Covid19 – i cui danni sono ancora da recuperare – una nuova emergenza sta investendo la nostra economia. L’effetto della corsa dei prezzi di energia, gas e carburanti, esasperata dalla crisi ucraina, rischia infatti di portare già nel 2022 il tasso di inflazione all’8%: un livello che in Italia non si vedeva dagli anni ’80 e che potrebbe costarci quest’anno 26,1 miliardi di euro in minori consumi e una riduzione di 41,3 miliardi dell’aumento previsto del prodotto interno lordo.

A lanciare l’allarme è Confesercenti, in un dossier che fa il punto sui due anni trascorsi dal primo lockdown, analizzando il faticoso percorso di recupero imboccato dopo il crollo causato nel 2020 dalla pandemia. Un recupero purtroppo ancora incompleto: nonostante la ripresa post pandemica dello scorso anno, a fine 2021 il Pil era ancora 52 miliardi di euro inferiore ai livelli del 2019, i consumi a quota -71 miliardi, e anche le presenze turistiche ancora 174 milioni sotto il pre-covid. E il percorso di risalita, adesso, potrebbe essere bruscamente interrotto dal caro energia e dalle ulteriori tensioni generate dal conflitto russo-ucraino.

Il nuovo scenario aperto dall’invasione, infatti, costringe a rivedere al ribasso le previsioni per l’anno in corso: la crescita del Pil nel 2022 passerebbe dai +61,5 miliardi previsti (+3,7% sul 2021) a +20,2 miliardi (+1,2%), quella dei consumi dai +35,9 miliardi di euro inizialmente previsti ad appena +9,8 miliardi. Un rallentamento che rimanda a data da destinarsi il ritorno ai livelli pre-covid: il Pil, alla fine di quest’anno, resterebbe ancora 52 miliardi sotto i valori del 2019, mentre il gap dei consumi si assesterebbe a -31,5 miliardi di euro. Un ulteriore ostacolo per le imprese, che già vengono da un periodo di difficoltà: la pandemia è costata il posto a quasi 325mila lavoratori indipendenti in due anni.

A soffrire, in particolare, sono state le imprese di commercio, turismo e ristorazione. Quest’ultimo settore ha visto diminuire la spesa di -30,4 miliardi nel 2020, un crollo non compensato dal mini- recupero (+8,5 miliardi) dello scorso anno. Anche il commercio è rimasto al palo: a fine 2021 le vendite non alimentari dei negozi erano ancora a -5,4 miliardi rispetto al 2019. Un gap coperto quasi completamente dall’incremento delle spese online, cresciute nello stesso periodo di +5,2 miliardi di euro. E con il nuovo scenario generato dall’invasione dell’Ucraina è prevedibile un peggioramento, con una flessione di -2,4 miliardi di euro delle vendite non alimentari. I costi fissi, invece, sono destinati a lievitare: per un’impresa media della ristorazione, già si stima per il 2022 un aggravio aggiuntivo di +11.500 euro per le bollette, con una varia- zione del +78% sull’anno per l’energia elettrica e del +71,5% per il gas.

Il conflitto in Ucraina è in primo luogo una tragedia umanitaria, che si sta però trasformando sempre di più in una catastrofe economica, con un forte impatto anche sull’Italia. Dopo due anni terribili, le imprese si trovano a fronteggiare una nuova emergenza”, commenta la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. “Dobbiamo fare tutto il possibile per contenere la tensione inflazionistica. Abbiamo già proposto un patto sociale tra governo, imprese, sindacati e banche per contenere la corsa dei prezzi. Ma occorrono anche nuovi e più incisivi interventi per contenere i costi energetici per famiglie e imprese, a partire da misure per calmierare il costo della materia prima e dalla riduzione temporanea di accise ed iva su gas, energia e carburanti”.

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